Resoconto del workshop “Il Mandorlo dalla tavola al campo alla scoperta delle sue potenzialita’ “

Il 28 marzo a Corato (provincia di Bari), presso la Masseria Torre di Nebbia si è tenuto il workshop “Il Mandorlo dalla tavola al campo alla scoperta delle sue potenzialità”, organizzato dall’Unità di Ricerca per i Sistemi Colturali degli ambienti caldo-aridi del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CRA-SCA) di Bari.

 

L’evento è stato volutamente pensato con un approccio al contrario: “from fork to farm” (dalla tavola al campo), in modo da evidenziare dapprima le proprietà salutistico-nutrizionali del prodotto, la sua economicità, gli usi e le problematicità riscontrate dai trasformatori della materia prima, arrivando, infine, al campo ed alla pianta per conoscere i risultati di ricerca, sperimentazione ed innovazione nel settore. L’obiettivo del workshop è stato quindi quello di una condivisione paritaria dei saperi e delle esigenze di tutti i protagonisti del comparto mandorlicolo.

 

L’evento ha riscosso un notevole successo con un affluenza di circa 220 partecipanti tra produttori, trasformatori, studenti, tecnici e ricercatori.

 

I Lavori si sono aperti con i saluti del Dott. Luigi Tarricone, delegato regionale per la Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI), il prof. Vittorio Marzi presidente della sezione sud-est dell’Accademia dei Georgofili e della Dott.ssa Chiara Mattia, agronomo dell’ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

 

La prima sessione è stata dedicata alla proprietà salutistiche delle mandorle ed allo scenario globale-regionale della coltura.

 

Il Dott. Angelo Santino dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (ISPA-CNR) di Lecce, ha sottolineato le caratteristiche nutrizionali della mandorla, ricca di metaboliti primari (acidi grassi mono e polinsaturi) e secondari (vitamine, fibre, fitosteroli, flavonoidi). Tuttavia l’elevata presenza di acidi grassi polinsaturi ha un effetto negativo sulla conservabilità delle mandorle. Il gruppo di ricerca ISPA-CNR ha studiato approfonditamente tali processi al fine di collaborare per la messa a punto di nuove tecnologie miranti al miglioramento della conservabilità del prodotto sgusciato.

 

Workshop mandorla

Il tavolo dei relatori, sinistra: Dott. A. Santino (ISPA-CNR), Dott. M.Mastrorilli (CRA-SCA), Dott. G. Valentino (CRA-INEA)

 

La prof. Laura Dell’Erba, consulente medico LILT – Società Agricola Apuliense, ha quindi ampliato la discussione circa l’effetto che tali metaboliti sulla salute umana. La professoressa ha evidenziato come da circa 25-30 anni ricerche sperimentali hanno dimostrato quale miniera di proteine, vitamine, sali minerali, polifenoli, acidi grassi “buoni’ e fibre siano le mandorle e i loro derivati (olio, farina, latte) e quale fonte di salute per l’uomo in quanto in grado di prevenire e ridurre il rischio di tutte le malattie degenerative non trasmissibili (malattie cardio-circolatorie, cancro, diabete, sindrome metabolica, osteoporosi ecc.), l’invecchiamento cellulare, la depressione del sistema immunitario. Appare importante, dunque, rilanciare le varietà locali di mandorlo, selezionando quelle in grado di assicurare un migliore profilo salutistico/nutrizionale e una migliore conservabilità.

 

La prima sessione si è conclusa con l’analisi economica e prospettive future della situazione pugliese della Dott.ssa Grazia Valentino del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Istituto Nazionale Economia Agraria (CRA-INEA), Bari. La Dott.ssa Valentino ha messo in evidenza come delle benefiche proprietà delle mandorle se ne siano accorti anche i consumatori a livello globale. Sebbene in Italia, ed in Puglia in particolare, si sia assistito ad un forte declino cominciato sin dagli anni ’50, dopo il 2010 si è cominciato ad intravedere un’inversione nell’andamento regionale degli investimenti in superfici e nelle produzioni. Al di là di questo segnale di ripresa, il comparto pugliese rimane comunque caratterizzato da una debolezza strutturale espressa dalla marginalità della coltura nel contesto aziendale. La sua coltivazione rimane prevalentemente legata ad aziende di piccole dimensioni determinando grandi difficoltà di negoziazione della fase produttiva all’interno della filiera.

 

La seconda sessione è stata dedicata al processo di trasformazione del prodotto. Mario Mucci, amministratore unico della Giovanni Mucci srl, famosa azienda dolciaria ad indirizzo confettiero, ha sottolineato come il punto di forza della sua azienda è sicuramente la qualità del prodotto e quindi della materia prima utilizzata. Vista l’aromaticità ed il tenore in olio, per la produzione del “tenerello” prodotto tipico dell’azienda Mucci, vengono preferite mandorle della cultivar Filippo Ceo; mentre per le loro proprietà gustative e le caratteristiche estetiche le cultivar Pizzuta d’Avola e Fragiulio sono utilizzate per la realizzazione di confetti. Il reperimento di mandorle di queste ultime due cultivar sta diventando sempre più difficoltoso. A tal proposito Mucci ha auspicato un dialogo tra trasformatori, produttori e ricercatori finalizzato alla messa a punto di strategie innovative per migliorare la produzione di queste varietà e/o per introdurne altre simili per le proprietà tecnologiche richieste.

 

Il Dott. Pasquale Campobasso, proprietario di Aziende Campobasso dedita dagli inizi del 900 alla produzione, selezione e lavorazione delle mandorle ha sottolineato il rinnovato interesse per il prodotto e la possibilità che questa coltura possa tornare a rappresentare per molte regioni meridionali una importante risorsa produttiva ed economica. Dal punto di vista commerciale, si riscontra l’esigenza di avere un prodotto completamente dolce (assenza di mandorle amare), attraente, omogeneo per forma e dimensioni, con bassa percentuale di semi doppi (gemelle), con buone caratteristiche organolettiche, con durezza tale da renderlo adatto alla trasformazione e alla manipolazione. Con queste caratteristiche è possibile prevedere un accordo di filiera che consente di garantire ai produttori la sicura collocazione del prodotto.

 

La sessione dedicata al processo di produzione per una mandorlicoltura Tradi(Ra)zionale si è aperta con l’intervento del Dott. Pasquale Venerito (Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Basile Caramia [C.R.S.F.A], Locorotondo, BA) che ha evidenziato come la Puglia sia una regione fortunata in termini di biodiversità. Una parte di questo patrimonio è conservato nei campi collezione del CRA, CRSFA, Università di Bari e del Salento. Questo immenso patrimonio si sta arricchendo grazie alle attività del progetto “Recupero del Germoplasma Frutticolo Pugliese” (Re.Ge.Fru.P.) attraverso cui si sta studiando, ampliando e conservando il germoplasma a rischio di erosione di tutto il territorio regionale. Lo studio di questi biotipi contribuirà allo sviluppo di una moderna mandorlicoltura.

 

I dottori Luigi Catalano e Lorenzo Laghezza di Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl, Turi (Bari) hanno parlato di evoluzione delle forme di allevamento e degli scenari futuri nel mandorlo. I due agronomi hanno sottolineato come il declino della mandorlicoltura pugliese sia stato in parte determinato dal relegare il mandorlo a coltura marginale. Laddove è stata invece interpretata e gestita come una qualsiasi specie frutticola, ha permesso di assicurare un reddito di tutto rispetto se rapportato alle altre specie arboree da frutto. Il know how in campo scientifico, genetico, vivaistico, impiantistico, tecnico e meccanico, permette di costituire mandorleti in maniera razionale, adottando schemi tradizionali con forme di allevamento in volume (a vaso) o costituendo impianti ad alta densità con forme in allevamento a parete.

 

Il Dott. Pasquale Losciale dell’Unità di Ricerca per i Sistemi Colturali degli ambienti caldo-aridi del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CRA-SCA) di Bari ha chiuso questa sessione con un intervento focalizzato sulla fisiologia dell’accrescimento dei frutti e della funzionalità fogliare. Una mandorlicoltura che coniughi tradizione ed innovazione non può che essere basata sullo studio e la comprensione dei meccanismi alla base del comportamento dell’albero al fine di estrinsecare al massimo tutte le sue potenzialità. Losciale ha mostrato come la dimensione finale del frutto e del seme è raggiunta già a 30 giorni dalla piena fioritura, Ne consegue che per l’ottenimento di produzioni quanti- qualitativamente soddisfacenti, tutte le pratiche colturali da effettuarsi nel corso della stagione vegeto- produttiva dovranno mirare a rendere questo breve lasso di tempo privo di limitazioni e scompensi o, in futuro, a renderlo più duraturo in modo da permettere al frutto ulteriori guadagni ponderali. Fin dove ci si si può spingere? Fino a quando qualità e quantità possono essere coniugati.

 

L’ultima sessione è stata dedicata alle realtà territoriali ed alle politiche regionali per l’innovazione.

 

La Dott.ssa Emilia D’Urso del presidio Slow Food Mandorla di Toritto ha condiviso l’esperienza del presidio nell’ambito mandorlicolo, sottolineando come le strategie di produzione, marketing e comunicazione relative ad un prodotto fortemente legato al territorio, possano permettere un’ottima collocazione commerciale del prodotto, nonché la salvaguardia dell’ambiente.

 

Il Dott. Pierpaolo Pallara del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Istituto Nazionale Economia Agraria (CRA-INEA), Bari, ha descritto le azioni di sviluppo del comparto focalizzandosi sull’occasione P.S.R. e le politiche per l’innovazione. Pallara ha messo in evidenza come Il P.S.R. è fortemente concentrato sugli obiettivi da perseguire (competitività, innovazione, crescita delle competenze, miglioramento ambientale, lotta alla povertà e inclusione sociale), cercando – al contempo – di essere meno stringente e vincolante sugli strumenti di intervento. Non vi sarà più, pertanto, lo storico eccesso di dettagli tecnici per l’ammissibilità dei finanziamenti, ma la valutazione sulla base della capacità di giungere a risultato. In altri termini maggiore libertà di ideazione e progettazione, ovviamente sempre tenendo conto delle regole comunitarie.

 

Durante la discussione finale, moderata dal Dott. Marcello Mastrorilli di CRA-SCA, Bari, il Dott. Massimiliano Schiralli del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Istituto Nazionale Economia Agraria (CRA-INEA), Bari, ha presentato l’elemento innovativo del workshop, ovvero “l’angolo delle criticità” dove ogni partecipante, munito di 3 post-it ha potuto scrivere e comunicare quali fossero secondo lui le maggiori criticità del comparto. Questi dati, scientificamente analizzati ed elaborati dai ricercatori CRA-INEA potranno permettere in un prossimo futuro l’organizzazione di gruppi di lavoro dedicati al fine di avviare un processo di sviluppo locale di tipo partecipato, nato “dal basso” per la costruzione di strategie e azioni realmente vicine alle aspettative e alle possibilità degli attori locali.

 

Viste le avverse condizioni meteorologiche la programmata visita guidata nel mandorleto specializzato della masseria è stata sostituita con una presentazione a cura del Dott. Domenico Di Gennaro del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Unità di ricerca per l’uva da tavola e la vitivinicoltura in ambiente mediterraneo (CRA-UTV), Turi in cui si è sottolineata l’importanza di una conduzione razionale del frutteto attraverso l’utilizzo di impollinatori, la gestione ottimale della chioma e gli interventi irrigui e di fertilizzazione guidati dai fabbisogni reali della coltura. Nel corso del Workshop è stata allestita una mostra pomologica a cura della Dott.ssa Liliana Gaeta (CRA-SCA) con più di 250 culltivar di mandorlo tra varietà autoctone, straniere e selezioni messe a punto dal CRA-SCA.

 

Fonte: www.freshplaza.it