Mandorlicoltura, prezzi in crescita e rinnovato interesse. Catalano (Agrimeca consulting): «l’Italia deve crederci di piu’»

Luigi Catalano, agronomo della società di consulenza professionale “Agrimeca Grape and Fruit Consulting Srl” con sede legale a Turi (Bari) opera con i colleghi in tutto il bacino mediterraneo nella consulenza di campo per la gestione di frutteti, vigneti, oliveti ed agrumeti. Lo abbiamo intervistato per un interessante approfondimento sulla mandorlicoltura.

 

Prezzi in ascesa sul mercato mondiale per il mandorlo: quali le cause?

“Alcuni pensano che la siccità negli areali Californiani, centro mondiale della produzione del mandorlo, abbia causato minori raccolti ed un aumento dei prezzi. Ma la vera causa dell’ascesa è che si sono affacciati miliardi di nuovi consumatori (India e Cina in primis) sul mercato globale, che tendono ad allargare la forchetta tra l’offerta del prodotto e una domanda che si prevede in crescita costante nei prossimi anni. Anche in Europa i consumi sono in aumento e le buone quotazioni attuali – oltre € 800,00/q.le – aprono nuove finestre di redditività per i mandorlicoltori.

 

Nel 2013 le produzioni tradizionali in Italia sono state di buona qualità ed in leggero aumento, grazie ad una annata favorevole. Produzioni tradizionali che, in considerazione delle ottime qualità espresse, finiscono per l’80% alla produzione di marzapane per l’industria pasticcera, sfatando quindi il mito della mandorla italiana non valida e non più all’altezza delle richieste di mercato”.

 

 

Nuove varietà e ricerca nel settore: cosa riserva il futuro?

“In Italia dominano le varietà autoctone autofertili Tuono, Genco e Filippo Ceo, mentre dalla Spagna arrivano molte interessanti proposte varietali, sia da istituzioni pubbliche che private. Tra le più promettenti si segnalano Guara, Soleta, Bellona e Mardìa, quest’ultima con fioritura molto tardiva. Solèta e Bellona sono utilizzate per la costituzione di mandorleti ad alta densità (tipo oliveto superintensivo, con sesti da 3,5×1,5 metri), con l’obiettivo di una completa meccanizzazione della coltura per il raggiungimento di elevate rese per ettaro (al terzo anno di impianto si sono prodotti già 11 tonnellate per ettaro).

Si utilizzano portainnesti molto deboli e nanizzanti, che limitano la vegetazione dell’albero a favore di un’entrata precoce in produzione, agevolando forme di allevamento che possono essere definite “pareti libere disordinate”, ossia dove non ci sono rami e strutture predefinite e dominanti che disegnano l’architettura dell’albero. Le nuove varietà di mandorlo spagnole hanno mostrato buona resistenza alle sollecitazioni della raccolta meccanica con macchina scavallatrice. Serve ulteriore sperimentazione, perchè ora siamo solo all’alba di una nuova era per il mandorlo.

In Italia la ricerca e sperimentazione su tale coltura e su queste problematiche langue, essendo ferma ad acquisizioni tecnico-scientifiche di ormai 40 anni fa. Eppure il mandorlo può ancora riservare interessanti occasioni di redditività per il comparto frutticolo che è in continua evoluzione ed alla ricerca di nuove occasioni di rilancio, specie nelle aree meridionali”.

 

 

Vincenzo Perrini
Marketing Specialist
Fonte: Italiafruit News