Grande successo per il II Convegno Nazionale di Frutticoltura Alternativa

E’ stata la suggestiva Sala Duomo del Castello di Milazzo (in provincia di Messina) a ospitare, lo scorso 22 ottobre 2016, 400 persone provenienti da diverse regioni italiane per assistere con interesse alle relazioni e comunicazioni relative al II Convegno Nazionale di Frutticoltura Alternativa.

 

Protagoniste 15 specie frutticole (Avocado, Feijoa, Fico d’India, Finger Lime, Guava, Litchi, Macadamia, Mango, Melograno, Nespolo del Giappone, Noce Pecan, Papaya, Passiflora e Pitaya) che si stanno aprendo spazi di coltivazione specializzata, dalla Sicilia al Sud del Lazio, grazie a un clima che inesorabilmente marcia verso la tropicalizzazione.

 

Introduzione

La scelta di Milazzo, “Comune a un’ora dal Paradiso” (secondo la definizione dello stesso Cacioppo, NdR), cioè dalle Isole Eolie (Vulcano, Lipari, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi e Alicudi) che si raggiungono in un’ora di battello, si è rivelata indovinata. Nella Sala Duomo, nell’area del Castello del 1200 di stile arabo-normanno, si respirava un’atmosfera esotica e ricca di storia. Un ringraziamento va dunque al sindaco di Milazzo, Avv. Giovanni Formica, il quale ha salutato tutti gli intervenuti, augurando buon lavoro.

 

Il convegno ha avuto un grande successo, per cui il merito va a tutto lo staff organizzatore, in particolare al dottor Natale Torre.

 

Il dottor Luigi Catalano, presidente della Società di Ortoflorofrutticoltura (S.O.I.) ha illustrato egregiamente l’organizzazione e gli obiettivi della società, con sede a Firenze. Sono intervenuti: Giuseppe Piccolo, presidente della Coldiretti della provincia di Messina, il quale ha offerto i prodotti alimentari tipici della Sicilia per il buffet, e il dottor Felice Genovese, presidente dell’Ordine degli Agronomi della Provincia di Messina.

 

Introduzione alla frutticoltura alternativa (Ottavio Cacioppo): errori del passato

L’interesse verso le coltivazioni subtropicali e tropicali nel nostro Paese è sempre esistito. Ricordare gli errori commessi nel passato, a partire dagli anni ’80 risulta tuttavia importante per il presente e il futuro, allo scopo di non ripeterli.

 

Babaco, feijoa, kiwano, pepino, tamarillo e passiflora sono specie frutticole coltivate sperimentalmente negli anni ’80 in provincia di Latina e che per motivi diversi non hanno avuto un seguito.

 

I casi più eclatanti sono quelli del babaco, un ibrido della papaya, coltivabile in serra riscaldata. Una pianta produceva 40 chilogrammi di frutti, di grandi dimensioni. All’inizio i frutti furono pagati 20mila lire al chilogrammo, per cui piantagioni sorsero come funghi in tutta Italia. A un certo momento la vendita dei frutti si ridusse a zero. Molti hanno dovuto pagare, dopo il fallimento, i debiti contratti per l’acquisto delle serre e le apparecchiature di riscaldamento per molti anni. Altro esempio è quello della coltivazione della feijoa, pianta brasiliana i cui frutti contengono iodio benefico nell’ipo e iper-tiroidismo umano.

 

La causa del fallimento della feijoa è da imputare a:
1 – i frutti in frigo si conservano poco;
2 – i frutti, che si raccolgono da terra vengono attaccati dagli insetti che causano l’imbrunimento della polpa, per cui risultano immangiabili.
Di questa specie, grazie alle nuove varietà neozelandesi, si apre oggi la possibilità di essere nuovamente coltivarla.

 

Il secondo Incontro sulla Frutticoltura Alternativa, dopo il primo svoltosi nel 2015 a Latina, ha il significato di un auspicio: che la Sicilia possa diventare il polo italiano della frutticoltura subtropicale e tropicale, grazie alle condizioni climatiche consone alle specie esotiche che esigono per l’appunto temperature miti, mai sotto 0°C, come il mango, papaya, litchi e altre.

 

La tropicalizzazione del clima, negli ultimi 60 anni, ha fatto crescere la temperatura di qualche grado: nei decenni precedenti, per esempio le banane in Sicilia non raggiungevano la maturazione a causa della sommatoria termica deficitaria, da alcuni anni invece nell’Isola le banane maturano.

 

Altre specie frutticole, come le diverse varietà di avocado (Persea americana Miller) che il mercato internazionale richiede, come la Hass (Gruppo A), la più coltivata nel mondo, resiste alla temperatura minima di -1,1°C; Fuerte (gruppo B) -2,8°C; Zutano (gruppo B) -3,3°C; Edranol -3,5°C; Bacon (gruppo B) -4,4°C; Negra la Cruz -5°C. Le varietà che resistono a temperature di -2,8°C a -5°C si coltivano dalla Sicilia alla provincia di Latina.

 

Il potenziale di sviluppo dell’avocado dalla Sicilia fino al Lazio del sud sono notevoli, i frutti sono quotati al dettaglio € 5,00/kg, per cui al produttore dovrebbero valutarli intorno a € 2,00/kg; il consumo in Europa è in crescita, s’importano 400 mila tonnellate annue. In Sicilia si contano decine di ettari. Il frutto ha il potere nutrizionale del latte; in Messico vi sono persone povere che si nutrono solo di questo frutto. Occorre evidenziare che l’avocado si consuma, essendo la polpa di consistenza burrosa e insapore (contiene fino al 25% di olio pregiato idratante, antirughe) condito in mille modi, in insalata, con pesce, ecc. Quindi il consumo è legato alla suddetta conoscenza e alla tradizione. In Italia i consumi sono modesti, ma crescenti. Grandi consumatori sono la Francia, la Germania e i Paesi del nord Europa.

 

Gli aspetti farmacologici più importanti sono il controllo del colesterolo dannoso. Da questo frutto si ottengono prodotti per la cosmesi. Per la realizzazione di piantagioni di avocado e di altre specie, in aree idonee dal punto di vista pedoclimatico, il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) approvato recentemente e valevole fino al 2020, finanzia progetti sulla frutticoltura innovativa: per informazioni sono delegati gli Ispettorati provinciali dell’Agrcoltura. In Italia si stimano 150 ettari.

 

Dell’avocado ha parlato il prof. Alberto Continella, dell’Università di Catania, il quale ha descritto gli aspetti varietali, portainnesti e tecniche colturali. Andrea Passanisi, che coltiva da alcuni anni 25 ettari di avocado a Giarre (Catania), ha trattato gli aspetti commerciali, le varietà, il calendario di raccolta, il regime di coltivazione del biologico, il prodotto italiano (brand Sicilia avocado).

 

L’apertura del convegno

Prima sezione (Mango, Papaya, Litchi e Nespolo del Giappone)
Il Mango, pesca tropicale (Magifera indica), in Sicilia si coltiva da alcuni anni e l’interesse verso questa specie è in aumento. Si stimano un centinaio di ettari nell’Isola. I relatori che hanno descritto egregiamente gli aspetti, botanici, colturali, ecologici,varietali, ecc. sono il dottor Claudio Monfalcone, dirigente dell’Assessorato Agricoltura della Regione Sicilia, il quale ha parlato, in particolare, della vocazionalità ambientale del mango con particolare l’uso delle risorse idriche in funzione degli studi sulla disponibilità dell’acqua in Sicilia recentemente svolti dalla Regione.

 

Il prof. Vittorio Farina, dell’Università di Palermo, ha relazionato sul mango e litchi presenti in Sicilia, ha descritto gli aspetti colturali, varietali, qualitativi, del calendario di maturazione, di post raccolta e nutraceutici. Cenni sulla coltivazione della papaya e del nespolo del Giappone, coltura siciliana e spagnola a confronto.

 

I frutti di mango siciliano risultano di ottima qualità e hanno prospettive di affermazione sul mercato internazionale

Seconda sezione (Avocado, Finger Lime, Pitaya, Fico d’India e Feijoa)
La Pitaya (Hylocereus triangularis) è una cactacea introdotta in Italia nel 1988 da Ottavio Cacioppo; sta suscitando molto interesse, in questi ultimi anni, per coltivarla nel nostro Paese a livello di specializzazione. Dalle prove colturali in provincia di Latina, La specie resiste, in serra fredda, alla temperatura minima di -2°C. e sopporta 47°C. Si coltiva con una struttura di sostegno (pali e filo di ferro zincato); le forme di allevamento sperimentate sono a spalliera, a pergola e forme miste. I fiori, ermafroditi, aprono per una notte e si chiudono alle 9:30 (ora legale) del mattino; l’impollinazione è endomofaga. I frutti, detti del drago, contengono la capsina, una sostanza assimilabile all’adrenalina. Al mercato si vendono a € 20,00/kg. Sono quattro le varietà più importanti.

 

Il prof. Alberto Continella ha parlato del Finger Lime (un limone tropicale) di cui in Sicilia si stanno seguendo frutteti sperimentali (nel catanese e in altre aree): le prospettive di sviluppo sono interessanti.

 

Il prof. Stefano La Malfa dell’Università di Catania ha descritto alcune novità sulla coltura del ficodindia in Sicilia, ove vi sono aree colturali, come quella di San Cono (Catania), specializzate e che producono frutti di qualità.

 

Terza sezione (Melograno, Guava, Passiflora, Macadamia, noce Pecan e problematiche fitopatologiche)

Del melograno il prof. Piero Preka dell’CREA-FRU di Roma ha parlato degli aspetti colturali, ecologici, botanici, fisiologici e di lotta biologica. In quest’ultimo caso ha parlato del predatore Aphidoletes Aphidimyza, scoperto sul melograno, predatore degli afidi che infestano le piante: una larva si nutre di 100 afidi al giorno. Della varietà di melograno Soft Seed® ha parlato il dottor Ferdinando Cossio di Roma. (Soft Seed® è il risultato di un lavoro di selezione condotto presso il vivaio ExoticPlant di Cisterna di Latina, dove sono stati selezionati 20 tipologie di melagrane a seme molto soffice, migliori di Wonderful, di colore rosso e di vari aromi (agrodolce/dolce, etc). E’ stato depositato un marchio specifico per queste piante e i loro frutti, che recita, appunto: Soft Seed®, NdR).

 

Il melograno (Ordine Mirtales) risulta il più gettonato, in questi ultimi anni è in espansione in diverse regioni italiane, per esempio nel Lazio l’interesse verso questa specie risale all’anno 2013, e attualmente si contano oltre 100 ettari. Altri areali importanti sono la Sicilia e la Puglia: le tre regioni contano oltre 300 ettari di piantagioni industriali. Il padre della medicina Ippocrate consigliava di consumare il melograno contro la febbre, le infezioni, le verminosi.

 

Il dottor Natale Torre ha illustrato la Macadamia (Macadmia integrifolia), la Guava o Guajava (Psidium guajava), la Passiflora e gli aspetti vivaisti delle specie frutticole alternative, soffermandosi sui vari aspetti.

 

Il prof. Flavio De Salvador del CREA-FRU di Roma ha trattato gli aspetti colturali in Italia del noce Pecan (Carya illinoensis); anche il dottor Damiano Avanzato, ex ricercatore del Centro di Ricerca di Frutticoltura di Roma ha relazionato circa la valorizzazione delle piante esotiche: il caso del Pecan in Argentina.

 

Pecan e Macadamia
Si tratta di due specie che producono frutti secchi di alto valore nutrizionale e farmacologico. La prima è originaria dell’America del Sud, l’altra dell’Australia. Le piante sono imponenti e, dal punto di vista climatico, si adattano a temperature calde e meno calde. In Italia le specie sono coltivate nel meridione e nelle isole fino al Lazio; non sono escluse piantagioni in zone più a Nord. Per il consumo delle nocciole, un limite è costituito dall’alta quotazione; per quelle della macadamia sbucciate il prezzo al dettaglio oscilla da €60-70/kg, mentre meno sono quotate le noci pecan.

 

Il convegno si è concluso con un vivace dibattito.

Il giorno 23 ottobre è stato dedicato alle visite dei frutteti di mango sotto la guida del dottor Claudio Monfalcone.

 

Articolo a cura del Dott. Agr. Ottavio Cacioppo

Fonte: FreshPlaza.it

 

Data di pubblicazione: 02/11/2016