Scanzano Jonico (MT): resoconto del convegno “Albicocche di qualita’ “

Venerdì 15 marzo 2013 a Scanzano Jonico (MT) si è tenuto il convegno “Albicocche di qualità: tecniche agronomiche, innovazione varietale e strategie di mercato”. L’evento, organizzato dall’associazione L.A.Me.T.A. (Libera Associazione Mediterranea Tecnici in Agricoltura) ha suscitato l’interesse di numerosissimi partecipanti, tra agricoltori e tecnici del settore.

 

L’incontro è stato moderato da Carmine Cocca, presidente della Federazione regionale dottori agronomi e forestali della Basilicata, e ha visto diversi relatori di fama nazionale dare il proprio contributo tecnico/scientifico.

 

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Il prof. Francesco Faretra (foto sopra), presidente dell’AIPP (Associazione Italiana per la protezione delle piante) si è occupato delle problematiche fitoiatriche connesse al reimpianto, illustrando i patogeni di origine fungina che maggiormente interessano questa specie.

 

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Nella sua relazione, Faretra sottolinea che la prevenzione è lo strumento principale contro le malattie da reimpianto. Bisogna quindi, tra le altre cose, porre la massima attenzione al momento dell’espianto, far riposare il terreno per un tempo adeguato, controllare la sanità del materiale di propagazione e degli innesti in campo. E’ necessaria perciò una corretta identificazione del problema e degli eventuali rimedi da parte di tecnici realmente competenti.

 

L’evento ha visto anche l’intervento del dott. Luigi Catalano (foto sotto), direttore del COVIP (Consorzio vivaistico pugliese), il quale ha posto l’accento sulle svariate cultivar di albicocco offerte dai costitutori, senza tralasciare l’importanza nella selezione di portinnesti idonei, in funzione del tipo di suolo e delle nuove varietà di albicocco.

 

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Nella sua presentazione Catalano ha evidenziato come il mercato richieda un aspetto attraente dei frutti, un buon sapore, una polpa soda, una buona conservazione e la resistenza alle malattie, oltre ad un esteso periodo di commercializzazione (allungando il calendario di maturazione). L’albicocca ideale dovrebbe quindi avere un colore di fondo arancio carico, un sovracolore rosso vivo sul 30-50% della superficie, un sapore dolce con un aroma elevato, non dovrebbe imbrunire in conservazione, quindi possedere una buona tenuta in piante e in conservazione, dovrebbe presentare una polpa consistente ma succosa, acidità non elevata e peso medio di 80-90 g.

 

A differenza di altre specie di più facile adattamento, l’albicocco risente molto delle condizioni climatiche nelle differenti aree di coltivazione. Alcuni elementi fondamentali da considerare per ogni varietà sono il fabbisogno in freddo, il fabbisogno in caldo, il carattere dell’autofertilità. E’, inoltre, da segnalare che molte nuove varietà con le caratteristiche ora ricercate dal mercato sono autosterili e necessitano di idonei impollinatori, specifici per ogni zona.

 

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L’aspetto varietale, anche se fondamentale e in un certo senso strategico, da solo non è sufficiente a garantire il successo della coltivazione dell’albicocco. Altri fattori importanti da considerare con la massima importanza sono:

  • disponibilità di materiale di propagazione certificato (sano e di varietà certa);
  • utilizzo di portinnesti idonei alle diverse condizioni pedoclimatiche;
  • valorizzazione delle risorse genetiche locali;
  • uso razionale della risorsa idrica;
  • adozione di razionali pratiche agronomiche (potatura, diradamento dei frutti, fertilizzazione, ecc.) e di tecniche IPM (produzione integrata) che permettano la qualificazione del prodotto (obiettivo: certificazione GlobalGAP);
  • disponibilità di adeguate reti di condizionamento, trasporti e distribuzione in grado di mantenere la qualità del prodotto.

Sul tema “Quali sono le tendenze di mercato e come rispondere alle future strategie di marketing?” ha relazionato il dott. Duccio Caccioni (foto sotto), responsabile marketing e qualità del CAAB (Centro agroalimentare di Bologna).

 

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Tra gli altri dati presentati, Caccioni ha evidenziato che nel 2012 le albicocche presenti sui mercati nazionali hanno avuto origine prevalentemente italiana. Il primato spetta all’Emilia-Romagna, con il 60,35% del totale; seguono poi, a distanza ma con quote significative, Basilicata (13,51%), Puglia (8,97%) e Campania (5,89%). Le albicocche di origine estera più rilevanti sono quelle francesi, che hanno contato per il 5,58%.”

 

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“La qualità, secondo molti, parte dal campo”. Il responsabile agronomico di Netafim Italia, dott. Alberto Puggioni (foto sotto, durante il suo intervento) ha dimostrato come l’impiego e la scelta di efficienti sistemi di irrigazione rappresentino la soluzione idonea per ottenere un prodotto di qualità. Una corretta e razionale gestione idrica e nutrizionale, operata da agricoltori e tecnici impegnati giornalmente in campo, rappresentano le vie da percorrere a tale scopo.

 

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Come Puggioni mostra nella sua presentazione, i momenti critici di sviluppo per l’albicocco sono: in prossimità della fioritura dove uno stress idrico provoca anomalie nella formazione del fiore; dopo la fioritura, dove bisogna assistere la pianta ma senza eccedere nell’apporto irriguo, dato che questo favorisce un eccessivo sviluppo dei germogli e una forte attività vegetativa della pianta; in prossimità della raccolta, dove la troppa acqua concorre decisamente a perdite qualitative.

 

La fertirrigazione costituisce ad oggi la più innovativa tecnica di nutrizione minerale che sfrutta al massimo i benefici tecnici e agronomici della goccia. PanAgri, grazie alla partnership di Netafim (i due sono stati i principali sponsor della manifestazione), ha realizzato diversi sistemi di fertirrigazione che facilmente possono adattarsi alle diverse esigenze dei produttori, partendo da banchi di fertirrigazione mobili, provvisti di ogni strumento necessario alla distribuzione dei concimi, fino ad arrivare a vere e proprie stazioni di fertirrigazione fisse da installare nelle aree interessate agli interventi.

 

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A concludere i lavori, il dott. Vito Vitelli (foto sopra, durante il suo intervento), direttore del COVIL (Consorzio Vivaisti Lucani), il quale ha trattato il tema della gestione innovativa degli impianti, partendo dall’uso razionale delle tecniche agronomiche, alla baulatura, alla potatura di impianto e di produzioni, e delineando le soluzioni alternative all’astone.

 

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Per quanto riguarda, ad esempio, il letto di coltivazione rialzato o “baula”, nella sua presentazione Vitelli ne elenca i benefici:

  • elimina i rischi di ristagni idrici;
  • con uno stato idrico equilibrato, si registra la riduzione di attacchi fungini;
  • migliora l’esposizione ai raggi solari e favorisce l’innalzamento della temperatura del suolo;
  • consente di ottimizzare l’apporto dell’acqua e degli elementi nutritivi e di eventuali prodotti disinfettanti/disinfestanti;
  • consente di rispettare gli equilibri della rizosfera;
  • consente di ridurre la costipazione del terreno.

 

Fonte: FreshPlaza.it