La difesa invernale delle drupacee da frutto (seconda parte)

La protezione invernale delle drupacee è essenziale per il controllo delle malattie e risulta efficace ed economica se ben eseguita. Essa pone le basi per il buon esito dei futuri raccolti.

 

Nel primo articolo abbiamo approfondito il Marciume bruno o monilosi e il cancro dei nodi, oggi proseguiamo con le più comuni malattie che affliggono le drupacee.

 

Impallinatura o vaiolatura (Wilsonomyces carpophilus)
Con l’umidità dei mesi autunno-invernali, le spore del patogeno infettano le gemme, causandone anche la morte. Sui rametti causa lesioni con le successive fruttificazioni del fungo che può infettare foglie e frutti in accrescimento.

 

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Cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas pruni, P. syringae)
Questa fitopatia non ha mai interessato nel passato la frutticoltura meridionale. L’introduzione di numerose varietà suscettibili ed i mutati andamenti climatici ne hanno favorito presenza e diffusione specie su albicocco e pesco. Il batterio causa dei cancri con essudati gommosi, che portano alla morte di rametti e brindilli apicali.

 

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Vaiolatura e ingiallimento su foglia di ciliegio

 

Bolla del pesco (Taphrina deformans)
È una specifica malattia del pesco. Pur se i tipici danni si vedono solo alla ripresa vegetativa, l’infezione è avvenuta in realtà nel periodo tardo estivo/autunnale precedente, quando il fungo ha infettato brindilli e rametti alla caduta delle foglie. Alla ripresa vegetativa le foglie infette assumono la caratteristica forma bollosa e consistenza carnosa, con colorazioni che vanno dal giallo al rosso intenso, a seconda delle varietà colpite. La malattia può anche infettare rametti, brindilli e frutticini. I fiori colpiti si presentano deformi e finiscono con abortire e cadere.

 

Marciumi del colletto e altre malattie del legno delle drupacee
Come accennato in precedenza, per ridurre il periodo improduttivo le piante a vivaio vengono “spinte” per avere una struttura più consistente. Dopo il trapianto vengono inoltre adottati regimi nutrizionali ed irrigui tali da favorire il primo raccolto già al secondo anno. Tutto ciò porta le piante, con tronchi e branche non ancora ben lignificati, ad essere estremamente suscettibili a funghi del legno del genere Phytophtora, Botryosphaeria e simili. Alcune specie, come albicocco e ciliegio, sono caratterizzate dall’avere un legno molto delicato e ricco di lenticelle che nei primi anni di vita possono essere vie d’ingresso per le infezioni. Il rapido accrescimento in diametro delle piante, con le microlesioni che si creano, favorisce questa elevata suscettibilità. È pertanto essenziale una corretta protezione non solo della parte aerea, ma anche del tronco e del colletto, avendo cura di bagnare a fondo questi organi per assicurare la giusta copertura.

 

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Bolla del pesco

 

Cocciniglia di S. Josè (Comstockaspis perniciosa)
Per quanto riguarda gli insetti, la difesa invernale riguarda prevalentemente la Cocciniglia di S. Josè o aspidioto dei fruttiferi. Sulle piante in assenza di vegetazione, questo parassita si posiziona su tronchi e rami sottoforma di neanidi di prima e talvolta anche di seconda età. Il danno causato è dovuto alla suzione di linfa ed all’emissione di una saliva altamente tossica in grado di danneggiare, necrotizzandoli, i tessuti meristematici del cambio, essenziali per l’accrescimento della pianta. Tutto ciò causa il deperimento degli organi in piante fortemente infestate che possono morire. Sui frutti si osservano le tipiche macchie rossastre che portano al deprezzamento del prodotto.

 

La corretta esecuzione dei trattamenti fitosanitari
Nella difesa invernale dei fruttiferi è importante utilizzare volumi d’irrorazione massimi per consentire una bagnatura completa ed omogenea delle piante. Circa le sostanze attive autorizzate per la difesa, queste sono riassunte nella Tabella 2, che trova riscontro nelle Norme Eco-sostenibili per la difesa fitosanitaria adottate dalla Regione Puglia. Si sottolinea la grande importanza che vecchi presìdi come il rame nelle sue diverse composizioni (solfato, poltiglia bordolese, idrossido, ossicloruro) ancora rivestono per i trattamenti invernali di copertura, così come gli olii bianchi minerali.

 

Autori: Lorenzo Laghezza, Concetta Gentile, Francesco Carenza Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl, Turi (Bari)

 

L’articolo – a cura di Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl Turi (BA) – è presente sul quinto numero del bimestrale Fruit Journal che si occupa della frutticoltura del Sud Italia.

 

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