La difesa invernale delle drupacee da frutto (prima parte)

La coltivazione italiana di drupacee interessa sempre più le regioni meridionali. Negli ultimi anni, prima la Basilicata e poi prepotentemente la Puglia hanno evidenziato un incremento di superfici coltivate e produzione, fenomeno in piena controtendenza rispetto alla situazione nazionale.

 

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Da una parte ciò è favorito dalla disponibilità di terreni idonei non coltivati precedentemente a fruttiferi, dall’altra da migliori condizioni climatiche per l’ottenimento di produzioni di qualità. Anche la presenza di ampie aree ancora esenti da pericolose malattie a carattere epidemico come la Sharka (benchè la situazione in Basilicata sia gravissima e abbia comportato la non idoneità di vasti areali), se ben gestite e con le dovute attenzioni, favorisce l’insediamento di questa nuova frutticoltura. Altro aspetto non trascurabile è il ridimensionamento delle superfici destinate ad uva da tavola, che trova capaci imprenditori pronti a puntare su nuovi ordinamenti colturali.

 

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Questa situazione dovrebbe portare i novelli frutticoltori a considerare tutta una serie di modalità gestionali dei frutteti in grado di assicurare la buona riuscita degli impianti, assicurando così i benefici delle scelte imprenditoriali. La realtà tuttavia è che spesso il tutto si riduce ad indovinare la “varietà panacea”, senza considerare la complessa gestione del sistema frutteto. Aspetto essenziale nella gestione del frutteto è certamente la difesa fitosanitaria.

 

Questa deve essere strettamente legata alla gestione agronomica – irrigazione e nutrizione – per non creare squilibri vegetativi che rendano le piante particolarmente sensibili a infezioni ed infestazione dei diversi organismi nocivi. In ciò, gioca un ruolo importante una corretta ed accurata potatura delle piante, al fine di eliminare le parti infette in modo da eradicare la malattia o ridurre di molto l’inoculo svernante che è causa delle nuove infezioni primaverili. La protezione invernale delle drupacee è quindi essenziale per il controllo di numerose malattie e risulta molto efficace ed economica se ben eseguita; essa pone le basi per il buon esito dei futuri raccolti.

 

Di seguito vengono elencate le principali malattie comuni a tutte le drupacee ben controllabili con trattamenti al bruno.

 

Marciume bruno o Moniliosi (Monilinia laxa e M. fructicola)
Il fungo attacca principalmente i fiori e le gemme a legno schiusi. In presenza di condizioni favorevoli si sviluppano infezioni a carico dei germogli e dei frutti in pre-raccolta. Nel caso di infezioni gravi, i frutti colpiti mummificano e restano attaccati all’albero, costituendo pericolose fonti d’inoculo.

 

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Cancro dei nodi (Phomopsis amygdali)
Si presenta con lesioni ellittiche in corrispondenza delle gemme o dell’inserzione delle foglie su brindilli e giovani rametti. Le lesioni evolvono poi in cancri che interessando l’intera circonferenza dell’organo vegetativo, causando avvizzimento e successivo disseccamento apicale; è tipica anche la fuoriuscita di essudati gommosi da queste ferite. Anche le foglie possono essere interessate dall’infezione, con l’apice fogliare disseccato da imbrunimenti a forma di V; le foglie colpite disseccano e cadono anticipatamente causando squilibri fisiologici in un periodo importante per l’induzione e differenziazione a fiore delle gemme. Il fungo penetra attraverso le cicatrici realizzatesi a seguito della caduta delle foglie, della raccolta dei frutti o della potatura.

 

Autori: Lorenzo Laghezza, Concetta Gentile, Francesco Carenza Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl, Turi (Bari)

 

L’articolo – a cura di Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl Turi (BA) – è presente sul quinto numero del bimestrale Fruit Journal che si occupa della frutticoltura del Sud Italia.

 

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